Monthly Archive for giugno, 2009

Piccole e medie aziende viticole, internet è anche per voi

Max Cocchetti, wine blogger – Wino, parla alle piccole e medie realtà italiane produttrici di vino. Ci sarebbe tanto da fare a livello di comunicazione per queste aziende. Nella sua presentazione spiega a loro perché essere su Internet è fondamentale e non solo un attributo per le grandi cantine leader di mercato. Internet, a giusto titolo, è il luogo perfetto per i prodotti di nicchia, la presentazione di realtà eccellenti anche se di dimensioni modeste.

Mikhail Baryshnikov e Ana Laguna – lezione di grazia e eleganza

Mercoledì sera sono andata al Piccolo Teatro a vedere lo spettacolo di danza Three Solos and a Duet con i magnifici ballerini che sono Baryshnikov e la Laguna.

Mentre guardavo lo spettacolo non potevo impedirmi di pensare quanto erano belli questi ballerini di 60 anni. Quanto era interessante e emozionante  essere i testimoni delle evoluzioni di due corpi non più giovani ma così graziosi e espressivi che non negavano la forza di gravità, il tempo che passa, i cambiamenti indotti dalla loro età. A mio avviso è stato un inno al gesto giusto e all’economia di movimento, in totale contrasto con un’epoca fatta di gesticolazioni. La negazione dell’artificio, perché il corpo di un ballerino non può mentire. Se Baryshnikov continua a essere un ballerino è dovuto al duro lavoro fin dall’età bambino. E’ perché ha saputo gestire il proprio corpo, spengendolo verso la perfezione con un allenamento durissimo, giorno dopo giorno, anni dopo anni.   E’ anche l’espressione del rispetto per il proprio corpo per poter ancora oggi, come ha fatto due giorni fa, racontare una storia. Mi è piaciuta molto l’autoironia che ha manifestato in Years Later, su quello che lui è stato e quello che non è più, uno sguardo introspettivo che non giudica ma prende solo atto con affetto del tempo che passa. Ana Laguna, lo accompagna alla perfezione, anche lei si prende gioco della nostra epoca finta, espressione di una femminilità in piena consapevolezza di se stessa, con grande eleganza e giustezza di tono.

Quattro pezzi di danza come quattro poesie sulla nostra condizione molto umana.

Perché le aziende vitivinicole potrebbero trarre beneficio di Internet

Lo dimostra Fabio Ingrosso nella presentazione che ha fatto per Vinix Unplugged, l’Open Conference sui temi del vino, cibo e dell’interazione online del week-end scorso.

Concept-store hunter, Vanessa Lopes ci racconta il suo lavoro molto particolare, scovare luoghi inediti per oggetti speciali

Anche se l’appellazione “concept store” è ormai un po’ usata a tutte le salse, quelli veri, quelle caverne di Ali Baba che più che negozi sono gallerie di oggetti scelti con grande cura mi hanno sempre affascinati. 17 anni fa quando sono arrivata a Milano, mi aveva deliziato Fiorucci. Non c’era giro in centro senza tappa da Fiorucci. Poi ho scoperto il bellissimo 10 Corso Como ideato da Carla Sozzani dove mi piace annusare le tendenze e ogni tanto concedermi un acquisto un po’ folle ma sempre nel periodo dei saldi. Mi sono sempre chiesto come avvenivano questi incontri sicuramente non fortuiti tra questi luoghi e gli oggetti esposti. Poi ho incontrato Vanessa e quando mi ha detto qual’era il suo lavoro, ho ben pensato parlarne qui.

Vanessa LopesVanessa  Lopes, brasiliana e milanese di adozione è un’habituée di questi luoghi talvolta mitici dell’alto shopping internazionale. Da San Paolo, passando per Londra, è approdata a Milano nel 2000. Se nel suo paese aveva avuto modo di avvicinarsi al mondo della comunicazione, del retail e dei servizi è in Italia che ha potuto arricchire la sua esperienza. Il suo passaggio in Luxottica l’ha segnata in quanto Brand Manager Internazionale del mitico marchio Ray-Ban. Dal 2007 lavora come consulente, proponendo ai suoi clienti la possibilità di entrare nei migliori negozi di tutto il mondo, i famosi concept store dove i loro prodotti acquisteranno lo status di oggetti culto.

Come definiresti il tuo lavoro?

Potrei dire che sono “una specialista nel product placement distributivo nei concept store”. Mi sono specializzata in una nicchia retail internazionale costituita appunta da concept store e mi propongo alle aziende come una figura strategica che lavora per inserire un prodotto in una distribuzione cosidetta di tendenza. Questa distribuzione diventa dunque una leva di marketing e va utilizzata per riposizionare un marchio, lanciare un’edizione limitata, oppure entrare commercialmente in un nuovo mercato. E’ un concetto nuovissimo, possiamo pensare a un mix tra un cool hunter della distribuzione, un professionista del product placement e un key account manager.

Come hai identificato la tua rete di concept store a livello internazionale?

La conoscenza dei punti vendita è il cuore del progetto ed è un processo continuo di ricerca. Inizio con una fase teorica utilizzando tutti i mezzi di comunicazione a disposizione, ma soltanto quando visito personalmente questi spazi riesco a provare lo stesso coinvolgimento e le stesse sensazioni di un consumatore.

Cosa cerchi in un luogo di vendita?

In verità non cerco niente di particolare. Il mio obiettivo è di “sentire” ogni punto vendita singolarmente per avere una chiara idea di cosa comunica. Attraverso una presenza diretta sul luogo, cerco di identificare la sua personalità, il filo conduttore che unisce assortimento, ambiente e stimoli. Con questa identità già “registrata” sono poi in grado di selezionare i punti vendita più adatti per ogni prodotto.

Quali sono gli ingredienti per creare il negozio perfetto?

I concept store vanno intesi come dei contenitori, non solo di oggetti ma principalmente di emozioni. Direi che non esiste un’idea di negozio perfetto ma piuttosto un insieme di elementi che contribuiscono a creare un’esperienza coinvolgente. Solitamente la coerenza generale del punto vendita e il senso estetico sono due aspetti che mi colpiscono particolarmente.

Secondo te cosa rende un oggetto un oggetto, un prodotto speciale?

Anche nella sfera degli oggetti, le persone sono sempre più sensibili agli aspetti emozionali ed estetici. Per questo il design, il packaging e i materiali impiegati acquisiscono un’importanza pari al contenuto funzionale e tecnologico di un prodotto. Anche la distribuzione fa la sua parte: i prodotti inseriti in un contesto stimolante, al di fuori del suo canale tradizionale, acquisiscono un valore diverso perché giocano sull’effetto sorpresa. Posso citare come esempio un calorifero di design che viene collocato in un locale di tendenza.

Quanti concept store esclusivi nel mondo? In Italia qual è il più famoso e quello che sta emergendo?

Non ho la pretesa di conoscerli tutti, ma dalla mia esperienza credo che si possa parlare di almeno un centinaio nel mondo. In Italia il pioniere è stato Fiorucci, che nel 67 ha creato il noto bazar fusion dedicato ai giovani. Sempre a Milano abbiamo 10  Corso Como, un benchmark internazionale. L’Italia è molto ricca nei format di contenuto innovativo, come quelli che abbinano una selezione di prodotti di lusso a vere opere d’arti, centri benessere, servizi esclusivi e anche spazi di ristorazione differenziati. E’ un canale affascinante e un trend in continua evoluzione in tutto il mondo.

Quali sono le qualità e le competenze per fare bene il tuo lavoro?

Trattandosi di un’attività legata al marketing, posso dire che certamente utilizzo gran parte dei concetti del brand management. Inoltre diventa fondamentale saper negoziare e gestire i rapporti interpersonali, meglio se con la conoscenza delle lingue. Di base servono anche una metodologia precisa, capacità organizzative, spirito di osservazione, intuito e sensibilità. ♦

Il profilo professionale di Vanessa lo trovate qui.

Se volete contattarla, potete scrivere a: vlopes@alice.it

The Cool Hunter

Trendwatching

Il famoso Colette di Parigi.

Merci, l’emergente parigino.

Freelancing – quello che ho imparato durante 4 anni in 10 punti.

Leggendo l’articolo di Andrea Genovese dedicato al lavoro indipendente su 7th Foor, sul difficile equilibrio tra vita professionale e vita privata quando si lavora da casa, mi chiedevo che cosa avevo imparato in questi quattro anni di lavoro autonomo, come ero riuscita a creare la mia propria dinamica organizzativa. Non è sempre stato facile, però posso dire che ormai ho elaborato le mie regole e devo dire che mi trovo abbastanza bene con queste (anche se tutto è perfezionabile).

1) Network, network, network, il potere di una propria rete di contatti è senza limiti. I contatti vanno conquistati, organizzati e soprattutto coltivati. Grazie a PWA, associazione di donne alla quale ho aderito quasi 9 anni fa, ho imparato a costruirmi una rete di contatti, a essere a mio agio in mezzo a perfetti sconosciuti e soprattutto a creare opportunità dove ciò non sembra ovvio.

2) Fare marketing di se stessi, sempre. Non è facile all’inizio imparare a vendersi, a presentare i propri servizi, a trovare il giusto tono per farlo, il proprio tono. Capire bene cosa la persona che ha accettato di riceverci e cosa si aspetta da noi. Secondo me, solo l’esperienza, un certo numero di appuntamenti sbagliati e altri riusciti possono permettere di elaborare la propria voce di marketing. Personalmente non porto più il computer per presentarmi tramite un documento power point. Ho notato che i miei interlocutori erano annoiati. Grazie ai consigli di una mia cara amica che forma centinaia di venditori ogni anno per Achieve Global, tramite alcune tecniche di vendite che ho personalizzato, credo di aver trovato il mio modo di presentarmi. Lavoro da sola, ho creato una rete di altri consulenti a cui rivolgermi in caso di bisogno, posso permettermi di adottare uno stile rilassato, non troppo formale ma sempre professionale. Dopo tutto  mi viene affidato un budget. Però devo dire che non SI DEVE MAI SMETTERE di fare marketing, anche quando tutto va bene, anche quando c’è troppo lavoro, perché si deve sempre investire sul futuro. Non è evidente trovare l’equilibrio ma va fatto, una telefonata di qua, una comunicazione di la, sempre, sempre, sempre. Per ricordarmi di tutte le mia attività di marketing ho deciso di usare Salesforce. Salesforce è la mia memoria nel mio processo di presentazione e vendita: a che punto sono con un contatto, prospect o cliente.

3) Gestire il proprio tempo. Grazie a una borsa di studio della Camera di Commercio di Milano ottenuta presso Formaper per elaborare il business plan della mia futura attività, ho incontrato una super consulente: Rita Bonucchi. Da allora ci vediamo regolarmente. All’epoca (siamo nel lontano 2004) mi aveva dato delle idee su come gestire il mio tempo, rendermi conto di dove passavano le ore, a fare cosa e come. Questo è la cosa più difficile per una donna free-lance che lavora da casa: è sempre tentata di intercalare tra una telefonata o una attività  una corvea domestica, perché tanto in 2 minuti è fatta. Ebbene, quando lavoro, lavoro. Non faccio altro. Non svuoto più la lavatrice, non scrivo più la lista della spesa, mi concentro sul lavoro. Seguendo un consiglio di Rita, uso tutte le funzioni di MS Outlook (simili funzioni su Google), compilo le mie attività,  le inserisco all’interno di rubriche create ad hoc (nomi dei clienti, personale, etc) e ogni volta che le depenno scrivo scrupolosamente il tempo che ho impiegato a compierle. Alla fine del mese calcolo il tempo passato su un cliente. Questo sistema non è sicuramente perfetto, però sinceramente ora so dove vola via il mio tempo e soprattutto ho un’idea abbastanza precisa del costo tempo di un progetto.

4) Non esitare a chiedere aiuto. Da sola è impossibile fare tutto e avere una risposta pronta su qualsiasi argomento o ogni richiesta. Per questo mi sono creato una rete di contatti super fidati con i quali scambiare idee, chiedere suggerimenti, verifiche, correzioni (il mio italiano ha spesso bisogno di controlli). Questi scambi si basano sulla fiducia e la generosità. Un giorno ricevo io, domani presto aiuto io. Trovo questi contatti di grande arricchimento. Fanno parte ormai del mio modo di lavorare. Skype, Facebook, hanno facilitato tanto queste relazioni. Non ho mai ricevuto una risposta negativa. Anzi. Quando qualcuno chiede il mio parere ne sono sempre felice e vado fiera del fatto di essere sollecitata su una questione.

5) Costruirsi un’identità online. Trovo che essere presente su piattaforme con Linked In, Viadeo, Facebook e community varie sia per un consulente autonomo fondamentale. Se tutti i miei contatti sono come me, immagino che “google-ano” il mio nome dopo avermi incontrata. L’importante è di essere coerente ovunque, non si può sviluppare una multipersonalità in rete al rischio di sembrare inconsistente.

6) Ringraziare. Ringrazio sempre, via mail, una cartolina via posta tradizionale, un sms, se ho ricevuto un aiuto, ottenuto un contatto, un’introduzione a una persona ambita, ringrazio, ne prendo sempre atto. E’ una cosa facile e che non costa nulla, perché credo che la gentilezza e la buona educazione vengano sempre apprezzate.

7) Porre dei limiti ai propri clienti. Lo so che ci sono scuole diverse, per anni, ero stata abituata in agenzia a dire sempre di si al cliente. Non credo che sia una tattica sempre vincente . Dimostrare disponibilità, aiutare nella soluzione dei problemi, si, a qualsiasi ora no. All’inizio era colpa mia. Non ero ben organizzata, scrivevo mail a qualsiasi ora, anche molto tardi la sera, di sabato, di domenica… Sbagliato, fa credere al cliente che la disponibilità è illimitata. Adesso, se scrivo una mail di domenica alle 23, la inserisco in “bozza” e la mando il lunedì mattina. Sono sempre pronta a lavorare nell’urgenza se il progetto lo richiede ma non su elementi futili o poco importanti. In quanto agenzia boutique, lavoro con molte start-up o piccole e medie aziende, non ci sono limiti di tempo per l’imprenditore, è sempre sul ponte. Con gentilezza metto paletti proponendo sempre soluzioni di ricambio, alternative. Ho visto con il tempo che vengo rispettata e il mio tempo valutato.

8)  Porsi dei limiti. All’inizio, avevo difficoltaà di staccarmi dalla posta elettronica. Potevo andare avanti per ore e ore con l’illusione di portare il lavoro avanti. In effetti è un’illusione. A meno di non essere sotto scadenza, mi fermo a un’ora normale e basta. Imparare a riconoscere i momenti della giornata nei quali si è al 100%, i più produttivi, e concentrarsi durante questi momenti al massimo. Uso i week-end per documentarmi, trarre ispirazione e soprattutto rilassarmi.

9) Un po’ giù? coaching – Trovare riscontro, prendere distanza da quello che si fa, rimettersi in questione sulle cose che non funzionano a livello organizzativo ma non solo, è a mio avviso molto difficile senza uno sguardo esterno. Non ho esitato l’anno scorso a riccorere all’aiuto di un coach. Ho orientato la mia scelta su una persona favolosa, Caroline Flannagan. Insieme abbiamo ripercorso tutto il mio operato, definito i punti di forza e quelli deboli, provato a rendere quelli deboli invece positivi per rafforzare la mia fiducia, chiarire la mia visione professionale e consolidare il mio sistema operativo. Sono soldi ben spesi perché ho tratto tanti benifici da questi incontri.

10) Relax! E’ giusto fermarsi, respirare e ricentrarsi perché all’inizio oltre il lavoro da fare ci tante altre mansioni da imparare a svolgere. Prima di lanciarmi in questa avventura, conoscevo il mio mestiere di PR e nient’altro. In 4 anni ho imparato la contabilità, a anticipare i flussi di cassa, a compilare gli F24, sono anche commerciale, direttore marketing di me stessa, coordinatore di progetti, confidente ecc ecc. Meno male che faccio yoga!

E tu, quali sono le tue regole?