Vanity Fair e la sindrome delle tette

In quanto PR sono abbonata a parecchie riviste e devo dire che ho un debole per Vanity Fair però ultimamente trovo che ci sono alcune cadute di stile e parlo delle pagine gossip “a tutte tette”.

Mi ricordo che durante la mia prima estate italiana, in una villa affittata sull’Isola d’Elba, c’erano tante vecchie copie di Novella 2000 con tantissime fotine di ragazze semi nude della TV riprese sulla spiaggia in vacanza. Mi sembrava davvero strano che potesse costituire una notizia quello che si vedeva su qualsiasi spiaggia francese dell’atlantico o del mediterraneo. L’Italia allora mi sembrava  più bacchettona rispetto al mio paese ma questi giornalini mi lasciarono perplessa sui costumi italiani.

Torniamo a Vanity. Da varie settimane il settimanale non esita a schierarsi contro la “cultura delle vallette”, si è fatto l’eco di alcune iniziative come il filmato Il Corpo delle Donne, non ha esitato a puntare il dito su un’ Italia dove il sogno di molto ragazze si esprime attraverso modelli televisivi contrari a qualsiasi morale femminista. Ma allora, dov’è la coerenza. Costituisce una notizia vedere la Gregoraci in vacanza? Lo è perché si può vedere che è in “forma”? (Adoro questa espressione).

Posso capire che visto il periodo per la pubblicità ci sia bisogno di allargare la cerchia dei lettori ricercando il pubblico maschile (che sinceramente senza questo legge già Vanity) però andrebbe fatto con coerenza. Non voglio sembrare la bacchettona di turno, trovo soltanto che sia privo di interesse e volgare. Il tappetto rosso ci sto, le serate della gioventù dorata di mezzo mondo ci sto, gli eventi sponsorizzati da marchi prestigiosi, ci sto, la paparazzata di bassa lega non ci sto.

Vanity! mi avevi abituata a tutt’altro. Non dirmi che la trovata per attirare gli inserzionisti sia questa perché a questo punto torniamo alle copertine di Panorama degli anni 90!

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