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2012, piccole strategie per lavorare bene. Origami Consulting su Glamour di gennaio.

2012 comincia bene per me. Glamour mi ha intervistata insieme alla mia amica Roberta Riva, anche lei consulente di comunicazone, su come pensavamo organizzarci per soffrire di meno durante un anno che promette di non essere facile.

Con Roberta condividiamo la stessa etica sul lavoro, ci conosciamo molto bene e sappiamo individuare i lati positivi delle nostre competenze. Non esitiamo a confrontarci, a condividere idee, a chiederci pareri su molti aspetti professionali, ma soprattutto lavoriamo insieme su alcuni progetti.

2009 era un annata difficile e ho imparato che l’unione fa la forza, il gioco della complementarità con altri consulenti funziona e che non si deve mai smettere di fare marketing di se stesso.

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Sei consulente e non ti vanno più le richieste per lavorare gratis? Leggi qui

Immagino che tutti voi consulenti conoscete bene queste frasi: “questo è un progetto sul quale investire”, “magari cominci a lavorarci su poi noi ti riconosciamo provigioni”, “non è che mi faresti un po’ di PR ma purtroppo non ho budget”, e via così…

Questo è un diagramma geniale su perché conviene dire di NO!

QUI per scaricarlo e vederlo in grande

Primo lavoro, 5 consigli

Invitata da Francesca Senette sono andata a parlare del mio lavoro ai suoi studenti dell’Accademia del Lusso ieri mattina.

Appena dopo la sua richiesta e la mia risposta positiva ho avuto un breve attimo di panico. Cosa raccontare e soprattutto come? Cosa vogliono sapere di me dei studenti che si dedicano a lavorare in aziende di lusso e non necessariamente desiderano orientarsi su una carriera legata alla comunicazione?  Mi ero preparata una scaletta per non perdermi d’animo e nella speranza di non risultare noiosa. Alla fine Francesca ha reso tutto facile intervistandomi e puntando subito agli argomenti privilegiati dai ragazzi. E’ emerso subito che loro erano curioso di avere un’idea precisa di come svolgo il mio lavoro, quali strumenti uso, come mi relaziono con i miei clienti e con i giornalisti, come la mia giornata viene impostata.

Credo che alla fine quando si ha l’opportunità di parlare a un’assemblea, grande o piccola che sia, le persone che ascoltano non hanno voglia di ascoltare grandi teorie del tipo, nel mio caso, “cos’è la comunicazione” con tanto di Power Point, ma vogliono ottenere alla fine dell’incontro dei consigli e degli “tips” da adottare per migliorarsi.

Inevitabilmente è arrivata la domanda su come ero entrata nel mondo del lavoro. Non so se sono stata fortunata (anche perché credo poco alla fortuna), però mi è venuto da dare consigli mentre spiegavo come avevo cominciato.

-          Trovarsi un’azienda scuola che sia in stage o con una collaborazione più lunga. Nel mio caso è stato lavorare presso Calvin Klein Europe mentre studiavo. Le mie mansioni erano semplici però ho avuto l’opportunità di lavorare con persone veramente in gamba e di imparare dei processi di lavoro che uso ancora oggi . All’uscita della laurea potevo vantare un’esperienza lavorativa in un’azienda di riguardo.

-          Provare a cominciare in una buona azienda/agenzia, perché non ce n’è, un bel nome su un curriculum fa il suo effetto, ma soprattutto si ha l’opportunità di lavorare su dei progetti belli. Factory, l’ufficio stampa dove ho cominciato, se era piccolo i progetti erano avvincenti. Collaborare con Harley-Davidson sulla comunicazione del loro centenario è stato indimenticabile.

-          CHIEDERE – non essere timido, se si desidera prolungare uno stage, ottenere un’esperienza in un altro reparto/servizio dell’azienda, dirlo, esprimere questo desiderio in modo articolato alla persona che ha il potere decisionale. Una volta dentro l’azienda è molto più facile. Nessuno può immaginare che l’esperienza vissuta ha spinto in noi il desiderio di approfondirla per cui sollecitare un incontro ed esprimere questo sentimento è importante. Non lo saprò mai, ma per timidezza, una volta, non ho osato chiedere uno stage. Pensavo che sarebbe stato maleducato (che idiozia). Avevo evocato l’idea a delle persone che non potevano scegliere se era possibile. Da allora non ho più timore a sollecitare le persone con chi ho voglia di lavorare.

-          Scrivere i proprio obiettivi, quelli per il lavoro in generale, poi quelli più specifici, ad esempio oltre a definire i miei obiettivi professionali scrivo quelli che vorrei raggiungere per ogni mio cliente. Averli scritti da qualche parte permette di ricordarseli e ogni tanto di rimotivarsi.

-          Mappare il proprio network per vedere chi può aiutare a raggiungere i propri obiettivi. Spesso si ha l’impressione di non avere contatti che “contano”, un’accurato studio delle persone che si conosce, il far sapere loro cosa si desidera ottenere spessisimo apre opportunità. Per cui conviene far sapere  alla propria rete cosa si fa, cosa si cerca ecc.

Aggiungereste un altro consiglio?

Working mum

Guardando la data del mio ultimo post mi rendo conto che sono mesi che sono assente. Dal 13 ottobre dell’anno scorso. Una buona ragione però ce l’ho!

Archibald è entrato nella mia vita il 31 ottobre 2009 e da allora mi sono dedicata esclusivamente a lui .

Archibald

La mia vita è cambiata per sempre e in meglio.

Non mi sono dimenticata della mia vita di “prima”. Quella nella quale lavoravo, avevo tempo per arricchire il mio network, gli orari non avevano limiti ed ero totalmente libera dei miei movimenti. Questo tempo è ormai passato. Sono appena entrata a far parte della tribu delle “working mum”. Leggendo qua e là le esperienze di tutte quelle che mi hanno preceduto e parlando con le mie amiche, mi rendo conto che è un’avventura certo non semplice ma esaltante, piena di sfide, ostacoli e stress ma anche numerose gratificazioni. Capisco il grande valore del time management, dell’uso delle nuove tecnologie, dell’anticipare con rigore una giornata, la settimana per far collimare il tempo da dedicare al cliente con il mio e quello del bambino.

Essendo consulente credo che sia più facile trovare la giusta flessibilità però che non si può mai prendere nulla per scontato. Adesso sono consapevole del fatto che le madri lavoratrici  sono molto coraggiose e che fanno prova di grande facoltà di adattamento, che non c’è un modello unico, ma che ne ce sono 1, 10, 100, quante donne ne siano.

Da alcuni mesi sono stata sostenuta formidabilmente da tutte le mie amiche (madri e non) sia in gravidanza che dopo la nascita del piccolo. Un esempio perfetto di come le donne siano capaci di aiutarsi a vicenda smentendo la critica di non essere in grado di aggregarsi, di collaborare proficuamente. Mi hanno offerto i loro consigli, il loro aiuto in tutti i modi possibili – ascoltandomi, rispondendo alle mie domande, collaborando ai miei progetti lavorativi e non, condividendo le loro esperienze di madri e di donne, prestandomi e regalandomi tutto quello che serviva per accogliere mio figlio, sentirmi serena, mai da sola, insomma inclusa in una forte community, una rete di contatti ricchi e appaganti.

A tutte loro dedico questo post per ringraziarle e chiedere loro di non mollarmi mai, anche quando sarò assillata dai sensi di colpa, dalle difficoltà organizzative, dalla stanchezza e che a mio turno farò sempre il possibile per rispondere alle loro richieste di aiuto.

Adesso mi sento pronta a riprendere le  mie attività, a buttarmi nella  mischia, tanto non sono da sola.

(E’ sottointeso che ho un marito super :D )

Tanti libri e tanti articoli sull’argomento. Segnalerei:

I miei NO a potenziali clienti

Prima dell’estate sono stata contattata da una giornalista di Glamour sulla difficoltà per i free lance di dire di NO ai propri clienti o prospect (articolo alla fine del post). Le sue domande mi hanno fatto riflettere perché ultimamente riesco a dire di no. Non è stato sempre così, l’ansia di firmare contratti mi faceva accettare missioni delle quali non ero sempre convinta. E’ stato dopo un’esperienza particolarmente difficile che mi sono scritta una specie di codice di condotta per non rivivere le stesse cose.

  1. Definire il proprio cliente ideale. Scrivere un profilo ideale aiuta veramente a vedere se la persona o l’azienda incontrata corrisponde a quello che cerco. Questo ritratto dovrebbe contenere informazioni relative a budget, tipologia di attività, valori ecc…. Poi basta fare un confronto. Se troppe voci non collimano magari fermarsi a pensare.
  2. Accettare lo sbaglio. Fare un errore di discernimento può capitare e allarga l’esperienza. L’importante è non sbagliare due volte.
  3. Fidarsi del proprio istinto: dopo aver firmato un contratto per me molto importante, quando ho visto come il mio referente trattava i propri collaboratori un piccola voce mi ha detto che avrebbe trattato me come loro. In effetti è quello che è successo e sinceramente è stato un incubo. Prima avevo avvertito dei segnali ma ero tutta alla gioia della firma. Imparare ad ascoltarsi e fidarsi di se stessi.
  4. Diffidare di chi vi dice: “tu che fai la PR avrei bisogno di un po’ di pubblicità”, o “un mio amico avrebbe bisogno di un po’ di pubblicità per…”, spesso sono proposte inconsistenti, senza budget, perché l’amicizia è l’amicizia, il lavoro è il lavoro.
  5. Diffidare di una contrattazione infinita per arrivare a un budget irrisorio. Un conto è accettare dall’inizio il lavoro “investimento”, quello che in teoria deve portare visibilità, know how, contatti e quello che invece non porta nulla di tutto ciò, richiede invece tutta la vostra expertise, tempo e forse anche denaro, ma siccome è quasi un regalo, non vi verrà riconosciuto nessun beneficio dal cliente.  Mi sono resa conto in questi anni che il lavoro acquista valore se ha un prezzo.
  6. Essere convinto dal prodotto, servizio, notizia. Si comunica bene su un prodotto nel quale si crede. Ad esempio, se parliamo di comunicazione di prodotto, se si tratta di un lancio fatto da un azienda piccola (lavoro spesso con start up) chiedo sempre se il prodotto ha una rete di distribuzione. Se non è acquistabile da nessuna parte, se non lo trovo particolarmente interessante, o se non mi piace, una ragione ci sarà. Dico di no.
  7. Diffidare del potenziale cliente che non sa quello che vuole… è un po’ ambiguo perché in effetti la figura del consulente è appunto idonea ad accompagnare il potenziale cliente nella definizione dei propri bisogni ed è giusto così, ma alcuni non vogliono ascoltarvi. Stanno già parlando del risultato ma non vogliono sentire parlare della strategia. Chiama più volte al giorno con idee strambe, vuole cambiare orientamento un giorno si un giorno no. I nostri contratti sono abbastanza lunghi e c’è veramente il rischio di non raggiungere l’obiettivo dopo mesi di tentennamento. Magari alcuni di voi sanno gestire questi rapporti, io ho difficoltà. Personalmente mi piace l’imprenditore o il direttore marketing visionario, quello appassionato da quello che fa. Ne ho incontrati molti. Lavorare con  loro è sempre molto gratificante.
  8. Stare attenti alle scadenze imposte. Per me lavorare un week end se il mandato lo richiede non è un problema. Però attenti, se il tempo è veramente serato, il budget basso, senza possibilità di farsi aiutare, magari non conviene perché il raggiungimento dell’obiettivo sarà impossibile. Conviene prendersi una notte per riflettere e fare un calcolo mole di lavoro/tempo più precisa possibile. Per questo saper gestire il proprio tempo è molto importante. Con l’esperienza saprete identificare il tempo che passate a elaborare le varie fasi del lavoro, e questo risulta particolarmente rilevante nell’accettare un incarico.
  9. Non accordare ulteriore tempo a una persona che sparisce dopo che voi avete fatto la vostra proposta. Non ho mai capito questo comportamento. Credo che una telefonata o una mail per dirmi che grazie mille ma abbiamo cambiato idea, abbiamo deciso di lavorare con un’altra persona ecc non sia così difficile da fare. Succede però che la persona che prima vi chiamava anche cinque volte al giorno sparisca nel nulla. Pace. Ormai non perdo più tempo a rintracciarle. Se dopo mesi mi chiamano e sento che ancora un volta mi faranno lavorare per nulla, elaborando una’altra proposta, misurando il tempo passato per niente, preferisco dire di no e dedicarmi alla ricerca di nuovi contatti.
  10. Trovare un modo gentile ed educato per esprimere il vostro NO. Propongo generalmente un’alternativa, col pretesto del troppo impegno con un cliente, ma se la persona è stata scortese, gentilmente dico perché preferisco non prendere il mandato, almeno è chiaro.

A dire di NO, si impara. Viene con l’esperienza. Comunque sia, dopo aver detto no, penso sempre come mettere a profitto il tempo libero che mi concedo. Secondo me un NO deve essere seguito da qualche telefonata a prospects, da attività di business development - e queste non devono mai essere interrotte.

Articolo Di Glamour - Ottobre 2009 – di Loredana Saporito

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Start-up e aziende affermate si incontrano sulla community creata dalla Camera di Commercio di Milano

Trovo molto interessante l’iniziativa della Camera di Commercio di Milano: la creazione di una piattaforma dove start-up innovanti e aziende affermate alla ricerca di soluzioni alternative si possono incontrare.

www.startupbusiness.it

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