Archive for the 'PR' Category

Se l’immagine è tutto…..

mi chiedo come mai tante aziende che investono cospicuamente in marketing e comunicazione, non organizzano un proprio shooting per avere materiale di qualità per la loro comunicazione interna ma avere anche foto professionali da dare ai media. L’altro giorno, sfogliando alcuni magazine trade, questo pensiero girava nella mia testa come un ritornello. La maggioranza delle foto erano di pessima qualità. I magazine ormai non inviano più il loro fotografo presso la persona intervistata. Nell’epoca del digitale ci si aspetta che tutti abbiano una foto da comunicare. Si certo, si fa presto a dirlo. Il manager incarica la propria assistente di fotografarlo con la fotocamera familiare e voilà!

Personalmente credo che investire in una sessione fotografica con un fotografo professionale sia importante. Organizzando una mezza/intera giornata con tutto il team, da una parte si può trasformare in team building dall’altra la cura dell’immagine sarà molto positiva per futuri sbocchi redazionali.

A questo punto, perché non affidarsi alle cure di un fotografo professionista, forse anche di un altro settore, invece dello trade della moda ad esempio, che saprà dare uno sguardo nuovo e fresco alle facce, al settore di produzione, all’immagine che si vuole trasmettere.

Quando lavoravo per La Flute, all’inizio, avevamo chiesto a Nancy Fina, fotografa di moda, di curare l’immagine sia di Delphine Veissière sia del team. Il risultato secondo me è stato ottimo. Grazie a queste foto, Delphine ha ottenuto numerose interviste e la giornata passata a scattare è stata credo per tutti  indimenticabile.

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Se l’immagine è tutto….

I miei NO a potenziali clienti

Prima dell’estate sono stata contattata da una giornalista di Glamour sulla difficoltà per i free lance di dire di NO ai propri clienti o prospect (articolo alla fine del post). Le sue domande mi hanno fatto riflettere perché ultimamente riesco a dire di no. Non è stato sempre così, l’ansia di firmare contratti mi faceva accettare missioni delle quali non ero sempre convinta. E’ stato dopo un’esperienza particolarmente difficile che mi sono scritta una specie di codice di condotta per non rivivere le stesse cose.

  1. Definire il proprio cliente ideale. Scrivere un profilo ideale aiuta veramente a vedere se la persona o l’azienda incontrata corrisponde a quello che cerco. Questo ritratto dovrebbe contenere informazioni relative a budget, tipologia di attività, valori ecc…. Poi basta fare un confronto. Se troppe voci non collimano magari fermarsi a pensare.
  2. Accettare lo sbaglio. Fare un errore di discernimento può capitare e allarga l’esperienza. L’importante è non sbagliare due volte.
  3. Fidarsi del proprio istinto: dopo aver firmato un contratto per me molto importante, quando ho visto come il mio referente trattava i propri collaboratori un piccola voce mi ha detto che avrebbe trattato me come loro. In effetti è quello che è successo e sinceramente è stato un incubo. Prima avevo avvertito dei segnali ma ero tutta alla gioia della firma. Imparare ad ascoltarsi e fidarsi di se stessi.
  4. Diffidare di chi vi dice: “tu che fai la PR avrei bisogno di un po’ di pubblicità”, o “un mio amico avrebbe bisogno di un po’ di pubblicità per…”, spesso sono proposte inconsistenti, senza budget, perché l’amicizia è l’amicizia, il lavoro è il lavoro.
  5. Diffidare di una contrattazione infinita per arrivare a un budget irrisorio. Un conto è accettare dall’inizio il lavoro “investimento”, quello che in teoria deve portare visibilità, know how, contatti e quello che invece non porta nulla di tutto ciò, richiede invece tutta la vostra expertise, tempo e forse anche denaro, ma siccome è quasi un regalo, non vi verrà riconosciuto nessun beneficio dal cliente.  Mi sono resa conto in questi anni che il lavoro acquista valore se ha un prezzo.
  6. Essere convinto dal prodotto, servizio, notizia. Si comunica bene su un prodotto nel quale si crede. Ad esempio, se parliamo di comunicazione di prodotto, se si tratta di un lancio fatto da un azienda piccola (lavoro spesso con start up) chiedo sempre se il prodotto ha una rete di distribuzione. Se non è acquistabile da nessuna parte, se non lo trovo particolarmente interessante, o se non mi piace, una ragione ci sarà. Dico di no.
  7. Diffidare del potenziale cliente che non sa quello che vuole… è un po’ ambiguo perché in effetti la figura del consulente è appunto idonea ad accompagnare il potenziale cliente nella definizione dei propri bisogni ed è giusto così, ma alcuni non vogliono ascoltarvi. Stanno già parlando del risultato ma non vogliono sentire parlare della strategia. Chiama più volte al giorno con idee strambe, vuole cambiare orientamento un giorno si un giorno no. I nostri contratti sono abbastanza lunghi e c’è veramente il rischio di non raggiungere l’obiettivo dopo mesi di tentennamento. Magari alcuni di voi sanno gestire questi rapporti, io ho difficoltà. Personalmente mi piace l’imprenditore o il direttore marketing visionario, quello appassionato da quello che fa. Ne ho incontrati molti. Lavorare con  loro è sempre molto gratificante.
  8. Stare attenti alle scadenze imposte. Per me lavorare un week end se il mandato lo richiede non è un problema. Però attenti, se il tempo è veramente serato, il budget basso, senza possibilità di farsi aiutare, magari non conviene perché il raggiungimento dell’obiettivo sarà impossibile. Conviene prendersi una notte per riflettere e fare un calcolo mole di lavoro/tempo più precisa possibile. Per questo saper gestire il proprio tempo è molto importante. Con l’esperienza saprete identificare il tempo che passate a elaborare le varie fasi del lavoro, e questo risulta particolarmente rilevante nell’accettare un incarico.
  9. Non accordare ulteriore tempo a una persona che sparisce dopo che voi avete fatto la vostra proposta. Non ho mai capito questo comportamento. Credo che una telefonata o una mail per dirmi che grazie mille ma abbiamo cambiato idea, abbiamo deciso di lavorare con un’altra persona ecc non sia così difficile da fare. Succede però che la persona che prima vi chiamava anche cinque volte al giorno sparisca nel nulla. Pace. Ormai non perdo più tempo a rintracciarle. Se dopo mesi mi chiamano e sento che ancora un volta mi faranno lavorare per nulla, elaborando una’altra proposta, misurando il tempo passato per niente, preferisco dire di no e dedicarmi alla ricerca di nuovi contatti.
  10. Trovare un modo gentile ed educato per esprimere il vostro NO. Propongo generalmente un’alternativa, col pretesto del troppo impegno con un cliente, ma se la persona è stata scortese, gentilmente dico perché preferisco non prendere il mandato, almeno è chiaro.

A dire di NO, si impara. Viene con l’esperienza. Comunque sia, dopo aver detto no, penso sempre come mettere a profitto il tempo libero che mi concedo. Secondo me un NO deve essere seguito da qualche telefonata a prospects, da attività di business development - e queste non devono mai essere interrotte.

Articolo Di Glamour - Ottobre 2009 - di Loredana Saporito

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Twitter per relatori pubblici: dieci punti su come usarlo

Dopo il blog, dopo Facebook, come i professionisti delle Rp possono usare con profitto Twitter per distribuire le proprie notizie? Abbiamo chiesto ad Aurora Ghini, blogger e community manager di Style.it, portale di Conde Nast, di suggerirci come familiarizzare con questo strumento e usarlo proficuamente nel nostro lavoro.

L’articolo sul sito di FERPI.

Picnic 2009 - Amsterdam - Promocode

Magari state ancora esitando, forse si, forse no….

Un promocode per l’edizione 2009 della super conferenza Picnic, 15% sulle offerte online, cioè ad esempio 15% in meno sulla early bird offer! Esitate ancora?

Come fare: cliccate su questo link e inserite questo codice PnOrigami2

Et voilà!

Da Shift Communications, 10 regole per le aziende che usano i social media

Come usare i social media in modo genuino, trasparente ed efficace. Shift Communications, che non si presenta più, propone il suo vademecum: 10 regole che sembreranno ovvie a molti, magari a voi consulenti. Ma ai vostri clienti? Seguo il raggionameneto di Defren e mi permetterò di tradurle e di mandarle ad alcuni miei contatti che pensano pubblicare contenuti online.

In tanto, il suo pdf, lo potete scaricare qui:  socialmediaguidelines.

Picnic, un festival di idee per disegnare il futuro - 23/25 settembre 2009 - Amsterdam

Picnic è il genere di eventi al quale mi piacerebbe tanto partecipare ma quest’anno non ce la faccio proprio. Comunque mi piace fare eco a questa manifestazione di alta qualità, giunta alla sua quarta edizione, che accoglierà migliaia di persone ad Amsterdam dal 23 al 25 settembre 2009. Un festival di idee dal quale trarre ispirazione  per disegnare il nostro futuro.

Gianfranco Chicco, Marketing Manager della manifestazione: “Picnic non è una conferenza classica ma una piattaforma per generare conversazione creativa e collaborazione. I temi trattati spaziano da creatività a innovazione a web 2.0 e mobile… tutto sotto un’ottica di sostenibilità e ricerca di nuovi orizzonti”.

Personalità e aziende di vari settori - tecnologia, media, intrattenimento, scienze e arte - verranno a presentare, ascoltare, scambiare le loro visioni. Gli speaker qui.

Per farvi venire l’acquolina in bocca, il programma e tutti i dettagli per iscrivervi all’evento, ovviamente li trovate sul loro sito.

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7 elementi di buona prassi per le RP

Riprendo l’articolo di Todd Defren di PR Squared perché secondo me riassume perfettamente come il nostro lavoro dovrebbe essere svolto.

1) Le buone RP è dire al cliente quello che ha bisogno di sentire e non quello che vuole sentire. La reputazione del cliente e del consulente sono in gioco per cui per non vanificare lo sforzo di comunicazione conviene che i servizi del cliente che derivano dal prodotto siano perfetti e in linea con quanto promesso.

Lì risiede a mio avviso la missione del consulente. Mi ricordo della frustrazione sofferta quando lavoravo in agenzia quando il mio capo “vendeva” al cliente quello che voleva sentire. Avevamo studiato una strategia ben equilibrata magari un po’ provocatoria, ma alla fine, piuttosto che dedicare tempo a spiegare e talvolta educare, si tornava in ufficio con una incarico basato su un’idea ibrida. Quando penso alla mole di lavoro da svolgere e allo stress per ottenere risultati modesti…. Inoltre, se il mio cliente fa delle promesse sul suo prodotto queste promesse devono essere effettive, altrimenti le attese create porterano solo delusioni, sia ai consumatori sia ai miei contatti.

2) Il lavoro di RP non si ferma al lancio. Le buone RP sono sia la costruzione che il sostegno di un coro di supporto al brand cambiando poco a poco i comportamenti consumistici grazie una corrente di comunicazione solida e genuina sia ai media che ai consumatori.

E’ vero che il lancio di un prodotto è sempre il catalizzatore dell’attenzione. Però  fermare le attività di comunicazione dopo questa fase è senza dubbio un gran peccato. Alcuni clienti desiderano effettuare un investimento di RP soltanto per il lancio di un nuovo prodotto, di una nuova fase di lavoro o di un nuovo servizio senza prospettive di sviluppo ulteriore. Limitare nel tempo e nella strategia un tale investimento a medio termine è sicuramente vano. Mettere in prospettiva la novità includendola all’interno di una strategia più complessa consente sicuramente a portare valore aggiunto al brand o la prodotto stesso nel lungo termine.

3) Le buone RP celebrano i consumatori del cliente in modo inclusivo senza sfruttarlo. Le buone RP accettano i commenti di questi consumatori che siano neutri o critici adattando la strategia su di essi.

Questa affermazione ai tempi dei social media e della comunicazione digitale assume un valore dal quale non si può prescindere. Un brand non può essere sordo su quello che si dice di lui, non può lanciarsi in una comunicazione chiusa. Oggi, chi desidera comunicare sia con i media che con i suoi consumatori e attirarne di nuovi, lo deve fare in modo aperto, stando in ascolto su quello che si dice di lui, accettando le critiche, rispondendo loro in modo tempestivo e pacato, mostrandosi disposto a discutere.

4) Le buone RP sono proattive nella proposta di nuove idee e reattive in caso di crisi. Le buone RP trovano il giusto equilibrio.

Tengo sempre a mente che se un cliente ha deciso di impiegare un consulente, cioè io, le sua aspettative riguardano anche la mia propensione e disponibilità a entrare nel processo creativo legato al marketing dei suoi prodotti. Trovo comunque i momenti di brainstorming sempre molto interessanti, arrichiscono la mia visione della realtà aziendale, mi permettono di capire meglio la cultura, il lavoro che ci sono dietro al prodotto per appunto comunicarlo meglio. La reattività a una crisi è fondamentale per adattare la strategia al momento, rassicurare da una parte e far valere la visione dell’azienda dall’altra.

5) Le buone RP si possono misurare. (E sono anche difficili da misurare ma i clienti hanno parametri spesso diversi).

Ebbene si! Trovo giusto che se il mio cliente effettua un investimento, indipendentemente dal valore del budget, possa misurare sia il mio impegno, sia i risultati ottenuti. Essere evasivo o poco preciso sul modus operandi e sui risultati da una parte creano insoddisfazione - non ci siamo venduti come consulenti affidabili, impegnati, ecc ecc… - e dall’altra vanificano l’investimento. Report, presentazione della rassegna stampa con numeri, l’importante è mettersi d’accordo sulla tipologia di valutazione.

6) Le buone RP fanno leva sulle relazioni che già esistono con le persone influenti - delle relazioni costruite sulla fiducia e la credibilità guadagnate con gli anni.

Ormai tutti possono accedere a database con nomi di giornalisti. Il valore aggiunto del consulente di RP è il suo piccolo quaderno segreto, quello con tutti i nomi delle persone che veramente conosce, di cui ha il cellulare, con cui si relaziona spesso, non solo per parlare dei suoi clienti, i contatti che ha maturato durante tutti gli anni della sua pratica professionale.

7) Le buone RP non hanno bisogno di conoscere persone in particolare nei media. Anche se questo tipo di contatti possono essere utili, le buone RP ottengono “uscite” perché una buona storia è stata raccontata alla gente giusta.

“La buona storia” è fondamentale. I giornalisti ormai ricevono centinaia di email al giorno, solo guardarli tutti richiederebbe ore davanti alla casella di posta elettronica. La vostra notizia,  la storia devono risultare appetibili già dalla linea “oggetto” del vostro messaggio. Esercizio difficile? Certo che lo è! Passare tempo a creare un mailing list ad hoc ne vale la pena. Non spamare i propri contatti sarà sempre molto apprezzato. Non mando un comunicato come una bottiglia al mare a tutti i miei contatti stampa. Mi creo prima una lista di obiettivi da raggiungere: dove voglio uscire valutando le potenzialità che ho e su questa base mi do da fare.

Todd Defren ridefinendo in modo così semplice il mestiere di comunicare ci da alcune chiavi per vedere il nostro lavoro alla giusta misura. Personalmente mi vedo come un tramite, certo non da protagonista, il protagonista è il mio cliente, la sua notizia, il suo prodotto. Assumendo regole di buona prassi, da una parte rispondo alle attese del mio cliente e dall’altra assicuro risultati.

Marni, invito poetico a scoprire la collezione autunno inverno 2009

Ho trovato bellissimo e originale l’invito di Marni per la presentazione della prossima collezione Autunno/Inverno 2009 mandato tramite la loro newsletter.

marni

E qui la bella sorpresa.

Vanity Fair e la sindrome delle tette

In quanto PR sono abbonata a parecchie riviste e devo dire che ho un debole per Vanity Fair però ultimamente trovo che ci sono alcune cadute di stile e parlo delle pagine gossip “a tutte tette”.

Mi ricordo che durante la mia prima estate italiana, in una villa affittata sull’Isola d’Elba, c’erano tante vecchie copie di Novella 2000 con tantissime fotine di ragazze semi nude della TV riprese sulla spiaggia in vacanza. Mi sembrava davvero strano che potesse costituire una notizia quello che si vedeva su qualsiasi spiaggia francese dell’atlantico o del mediterraneo. L’Italia allora mi sembrava  più bacchettona rispetto al mio paese ma questi giornalini mi lasciarono perplessa sui costumi italiani.

Torniamo a Vanity. Da varie settimane il settimanale non esita a schierarsi contro la “cultura delle vallette”, si è fatto l’eco di alcune iniziative come il filmato Il Corpo delle Donne, non ha esitato a puntare il dito su un’ Italia dove il sogno di molto ragazze si esprime attraverso modelli televisivi contrari a qualsiasi morale femminista. Ma allora, dov’è la coerenza. Costituisce una notizia vedere la Gregoraci in vacanza? Lo è perché si può vedere che è in “forma”? (Adoro questa espressione).

Posso capire che visto il periodo per la pubblicità ci sia bisogno di allargare la cerchia dei lettori ricercando il pubblico maschile (che sinceramente senza questo legge già Vanity) però andrebbe fatto con coerenza. Non voglio sembrare la bacchettona di turno, trovo soltanto che sia privo di interesse e volgare. Il tappetto rosso ci sto, le serate della gioventù dorata di mezzo mondo ci sto, gli eventi sponsorizzati da marchi prestigiosi, ci sto, la paparazzata di bassa lega non ci sto.

Vanity! mi avevi abituata a tutt’altro. Non dirmi che la trovata per attirare gli inserzionisti sia questa perché a questo punto torniamo alle copertine di Panorama degli anni 90!

Piccole e medie aziende viticole, internet è anche per voi

Max Cocchetti, wine blogger - Wino, parla alle piccole e medie realtà italiane produttrici di vino. Ci sarebbe tanto da fare a livello di comunicazione per queste aziende. Nella sua presentazione spiega a loro perché essere su Internet è fondamentale e non solo un attributo per le grandi cantine leader di mercato. Internet, a giusto titolo, è il luogo perfetto per i prodotti di nicchia, la presentazione di realtà eccellenti anche se di dimensioni modeste.