“Convochiamo la stampa”, “vogliamo organizzare una conferenza stampa”, “abbiamo affittato questo spazio per organizzare una conferenza stampa”… quando sento queste parole da parte di un cliente o di un potenziale cliente provo sempre perplessità. Non tanto perché l’idea in sé non mi piaccia o perché non saprei organizzare un tale evento ma perché spesso la non ne capisco la ragione.
Il punto è che spesso si tratta di un cliente che si sveglia una mattina con questa idea geniale di convocare la stampa, per autocelebrarsi, far del bene al suo ego volendo pensando di compiere grandi passi nella sua campagna di PR e quindi “organizziamo la conferenza stampa”.
Da un lato lato è pronto a sbloccare un budget per sala, catering e forse anche vip e opinionisti ma dall’altro ha paura e vuole essere rassicurato. “Quanti giornalisti mi garantisci, perché non è che spendo tutti questi soldi per avere 2 gatti!”
Ecco ci siamo! Davanti al fatto compiuto (capita che tutto sia stato organizzato, peccato che manchi la ragione stessa dell’evento). Ci vuole allora pazienza e un po’ di coraggio per capire quello che c’è dietro a questo desiderio perché se non abbiamo all’orizzonte il lancio di un nuovo prodotto sul mercato, la condivisione di un’idea importante, l’annuncio di una notizia che sia veramente una notizia, non vedo come si giustifica lo sforzo soprattutto oggi con i mezzi digitali a nostra disposizione per far parlare di sé in modo razionale ed efficiente. Capisco che per alcune aziende leader, l’evento faccia parte del proprio status. Si tratta di grandi happening che conferiscono a chi è invitato lo status appunto di far parte del gruppo (penso ad Apple, alle sfilate di moda ad esempio). Altrimenti….
Una mia amica, a capo di una business unit in una grande agenzia del centro di Milano, mi parlava l’altro giorno del trend della tavola rotonda. Stesso input dal cliente “organizziamo una tavola rotonda, voglio un accademico, un blogger, un capo aziendale (me) più due o tre opinionisti/giornalisti”. Di nuovo il dubbio assale il consulente, “si, certo, ma su quale argomento?” . Risposta: “ma quale argomento, lo troviamo strada facendo o meglio, dimmelo tu!”.
In un mondo ideale ecco le domande che il mio cliente dovrebbe porsi:
- Di cosa voglio parlare, cosa voglio annunciare? Ho le idee chiare
- Perché un giornalista dovrebbe interrompere la sua giornata di lavoro o fare straordinari per venire ad ascoltarmi?
- Qual è la notizia? Il giornalista vorrà un soggetto, un’angolatura, un annuncio che sia appetibile per la sua testata.
- Queste notizie sono particolarmente interessanti per il mio target finale – stake holders, clienti, consumatori etc….
- Rispetto alla concorrenza, cosa il mio prodotto/servizio/notizia ha in più?
Oltretutto sarei molto meno molesta con i giornalisti – non hanno idea quante volte in qui mi sento in colpa di chiamarli per idee e progetti deboli – ma il calendario degli eventi inutili si troverebbe alleggerito.
Comunque per chi avrebbe dubbi su come organizzare una conferenza stampa:
Organizzare una conferenza stampa (in inglese).
Come organizzare una conferenza di successo (in inglese).
Non è un documento recente ma sempre valido:
Come tenere una conferenza stampa (in inglese).
Commenti recenti