Women Leading Women – PWA Milano lancia il “Network Mentoring” in Italia

(c) http://www.nwlink.com/~donclark/leader/mentoring.html

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Milano, 19 maggio 2010Professional Women’s Association di Milano – PWA – da anni sensibile alle problematiche delle donne nel mondo del lavoro, ha deciso di lanciare un ambizioso programma di mentoring per le proprie associate. Questo programma, già sperimentato all’estero con successo da altre associazioni affiliate, come PWA, allo stesso network europeo EPWN, è stato personalizzato per rispondere concretamente ai bisogni specifici della cultura lavorativa italiana.

Mentor e mentee, binomi per il successo

Il programma, lanciato da Valerie Ryder, Executive Coach & Consultant presso Ryder & Associates (www.ryderassociates.com), PWA Professional Development Director e Presidente dell’associazione alcuni anni fa e da Monique Svazlian, Business Coach e creatrice di Highest Path (www.highestpath.com), ha identificato 16 mentor e 22 mentee tutte appartenenti a PWA.

Valerie e Monique sono convinte che il modo migliore per le donne di progredire nella propria carriera sia di trarre vantaggio da risorse come mentoring, coaching, networking e ogni altra risorsa volta ad accrescere la propria leadership nell’azienda. Entrambe fanno parte della squadra di mentor.

Nella fase di raccolta delle domande da parte delle candidate, si è potuto notare che il programma ha riscontrato interesse in modo paritetico sia da parte di donne appartenenti al mondo corporate che da parte di imprenditrici o future imprenditrici.

Gli argomenti maggiormente richiesti sono: networking, transizione da un lavoro a un altro, leadership, negoziazione.

Oggi, PWA accoglie 6 donne, tutte mentor PWA, tutte top manager o imprenditrici di successo che vengono presentare e condividere le loro esperienze di mentoring.

  • Isabella Chiodi, Vice Presidente e associata di Italian Women Leadership Council, IBM (PWA Honorary Member)
  • Barbara Cominelli, Planning Director, Tenaris Dalmine
  • Giovanna D’Alessio, Managing Director, LifeCoachLab e Presidente di International Coach Federation (PWA Honorary Member) (tramite videomessaggio registrato)
  • Francesca Patellani, Client Partner (Banking Clients) e Inclusion & Diversity Lead, Accenture
  • Lee Smith, Director, InStoreFactor
  • Nicoletta Zappatini, Managing Director, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank

Il programma

Primo nel suo genere, Women Leading Women, il programma di mentoring lanciato da PWA, è un servizio offerto alle sue associate completamente gratuito basato su una selezione di candidature effettuata tra marzo e aprile 2010.

Su 50 richieste ricevute sia da parte di mentor che da mentee, sono stati individuati, attraverso una procedura di matching, 16 mentor e 22 mentee (2 mentor seguiranno 2 o più mentee).

In aggiunta alle top manager ed imprenditrici di successo che oggi condividono le loro esperienze di mentoring daranno il loro contributo in qualità di mentor anche le seguenti associate PWA che oggi ricoprono incarichi di prestigio a livello nazionale ed internazionale :

  • Sarah Brady, National Communications Director, Unilever Italy (PWA Honorary Member)
  • Rosanna Cella, Global Leadership Development Director, Nokia
  • Nicoletta Scannavini, Marketing Director Mediterranean Unit, A.T. Kearney
  • Avivah Wittenberg Cox, Fondatrice di EPWN e CEO di 20-first (PWA Honorary Member)

Il 29 maggio si terrà il workshop Mentoring skill-building, poi ogni mese, a partire da giugno e per 6 mesi, mentor e mentee si incontreranno di persona, al telefono o per video conference.

L’organizzazione prevede un supporto ad ogni mentor e mentee per assicurarsi che il lavoro sia proficuo per tutte le partecipanti.

Alla fine dell’iniziativa, PWA intende raccogliere i feedback di tutte le partecipanti in merito alla loro esperienza traendo consigli per sviluppare nuove idee e migliorare, ove possibile, le future edizioni del programma.

Definizioni

Il mentoring si basa su una relazione volontaria. Il mentor è una persona con delle conoscenze e delle esperienze rilevanti da condividere mentre il mentee desidera imparare dal mentor per il suo sviluppo personale o professionale.

Mentoring vs. coaching: le competenze sono diverse. Il coach deve essere un esperto nei settori e competenze richieste per poter accompagnare lo sviluppo di suo cliente mentre il mentor ha delle conoscenze e delle esperienze che interessano il suo mentee.

Link

Informazioni sul programma:  www.pwa-milan.org/pwa-mentoring-program/

Professional Women’s Association di Milano: http://pwa-milan.org/

European Professional Women’s Network: http://www.europeanpwn.net/

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Professional Women’s Association di Milano

PWA è un’associazione senza fine di lucro che intende aiutare le donne nella loro crescita professionale tramite il networking con altre donne manager e professioniste, lo sviluppo di competenze e il mentoring in un ambiente internazionale. L’associazione che conta 200 associate, attrae donne con un background professionale internazionale, provenienti da settori molto diversi e a vari livelli della loro carriera. Due associate su tre sono italiane. L’inglese è la lingua usata da tutte. Il volontariato è alla base del suo funzionamento.

PWA organizza l’iniziativa ormai famosissima Ready-for-Board Women. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Ministero delle Parti Opportunità, distinguendosi nello stabilire una lista di 70 donne altamente qualificate pronte ad essere chiamate a sedere nei migliori consigli di amministrazioni italiani.

PWA Milano rappresenta in Italia l’European Professional Women’s Network www.europeanpwn.net, una federazione di network europei che promuove il progresso professionale delle donne. EPWN conta più di  3,500 associate, organizza più di 500 eventi all’anno in 17 città europea.

Press contact: Valerie Ryder, vryder@ryderassociates.com, Cell. 320 2657551.

AFII – Investire in Francia: l’esagono attrae le aziende italiane. Nonostante la crisi, il 2009 conferma la tendenza di crescita. Il trend rimane positivo nel 2010.

In un contesto di crisi che colpisce l’insieme dei paesi europei, le aziende italiane confermano il loro interesse per il mercato francese a un livello elevato. Dei 639 progetti di investimenti esteri registrati in Francia nel 2009, 56 sono stati portati da imprese italiane. Questi progetti permettono di mantenere o di creare 3152 posti di lavoro. Per il secondo anno consecutivo, l’Italia si classifica al terzo posto dopo la Germania (113 progetti) e gli Stati Uniti (106 progetti) quando occupava soltanto la sesta posizione nel 2007.

Tutto il comunicato qui:

2010_04_13_comunicatostampa_bilancio-italia_2009_

PWA lancia il suo programma di mentoring

PWA sviluppa il proprio programma di mentoring.

mentorNon mi sembra che il mentoring sia molto praticato nelle aziende italiane anche se sembra che le iniziative in questo senso si stiano ampliando.

Come suggerisce il post di PWA molte persone hanno svolto questo ruolo e non se ne sono neanche accorto. Quindi mi sono chiesto se avevo avuto uno o dei mentor nel corso della mia vita professionale e non. Ripercorrendo i miei passi mentalmente, in effetti, mi rendo conto che tante ma veramente tantissime persone hanno condiviso con me le loro esperienze, mi hanno prestato ascolto e mi hanno spronata.

Dal mio punto di visto il mentoring presuppone una certa generosità da chi accetta di svolgere il ruolo di mentor. Una generosità che trova il suo naturale riscontro nel successo, il progresso o il raggiungimento degli obiettivi  del “mentee“.

Avevo voglia in questo post di ricordare i miei mentor, per ringraziarli da una parte e per dimostrare che se anche voi cercate bene, vi tornerano a mente le facce di tutte le persone che un giorno vi hanno dato la spinta, l’aiuto che ha cambiato tutto. Forse per ricordare i propri mentor sono le nostre richieste di aiuto che devono tornarci in mente. Basta una piccola instropezione per ricordare il prof, il capo, il collega, l’amico, il parente che un giorno hanno condiviso con voi le loro esperienze, che con i loro suggerimenti e critiche costruttive (accettate con umiltà) vi hanno fatto progredire.

E voi, siete mai stati un mentor? Avete le doti che servono ad essere anche voi un mentor? PWA, domani, vi aiuta a rispondere a questa domanda. Se volete scoprire il mentor che c’è in voi, PWA organizza un workshop dove avrete modo di scoprire se ne avete la tempra.

Tutti i dettagli dell’incontro qui.

Due parole con Sandra Longinotti, food stylist, alla scoperta del suo lavoro.

Ho conosciuto Sandra Longinotti circa cinque anni fa quando ho cominciato a lavorare con La Flute. Mi sono sempre piaciuti i suoi modi gentili e la sua rafinatezza. Poi Sandra non fa il lavoro di tutti. Prima di tutto è una giornalista ma è anche  una food stylist cioè mette la sua creatività al servizio di redazionali che hanno come protagoniste meravigliose ricette che lei rende particolarmente appetitose per scatti che ci mettono l’aquolina in bocca. L’anno scorso, a dicembre, Sandra ha lanciato il suo blog. Un luogo simile a lei dove condivide le sue trovate da foodista, le sue ricette e tanti suggerimenti gustosi.

Sandra Longinotti

Come definiresti il tuo lavoro?

Bellissimo, pieno di spunti, sempre nuovo, appassionante. E molto vario: facendo la food stylist posso lasciarmi andare alla fantasia e amo tantissimo la manualità, il contatto col cibo. Poi, scrivendo articoli di attualità nel mondo del food, mi trovo a contatto con persone molto diverse, dal piccolissimo coltivatore all’imprenditore, e quando intervisto uno chef sono felice di capire cosa mi sta spiegando.

Da quando fai questo lavoro e come hai cominciato?

Mi occupo di food dal 1992, ho iniziato traducendo e revisionando servizi di cucina per una rivista femminile di tendenza. La necessità della redazione di avere una collaboratrice che oltre a tradurre sapesse valutare il testo nasceva dalla telefonata di fuoco di una lettrice a cui era esplosa una torta in forno (la traduttrice aveva confuso cucchiaino con cucchiaio, solo che l’ingrediente era il bicarbonato di sodio per far lievitare il dolce!). Era un’attività che svolgevo per passione come secondo lavoro appena avevo un momento libero, solitamente di sera o durante il week-end, e che mi piaceva molto perché mi avvicinava alla cucina. Successivamente ho iniziato a scrivere articoli e le mie prime ricette.

Oggi, cosa si ricerca nella foto di un piatto, di un ingrediente?

Prima di tutto che sia bello, poi appetitoso, e infine che sembri di semplice esecuzione. A dirlo sembra tutto ovvio, ma è la cosa più difficile da realizzare!

Hai un tuo modo personale di lavorare?

Quando ho iniziato a fare questo lavoro purtroppo non ho avuto qualcuno che me lo insegnasse, così ho fatto affidamento su quanto avevo imparato ai corsi di cucina che avevo frequentato. Per questo non uso tecniche particolari  (tipo colle o altri ingredienti non commestibili), i miei piatti sono tutti veri anche se nel tempo ho imparato alcuni accorgimenti necessari per rendere un piatto “fotograficamente appetibile” (come tenere molto al dente la pasta, utilizzare il sale per mantenere il colore verde della verdura, non condire l’insalata) e quello che esprimo nei miei piatti è semplicemente quello che ho dentro. Anche dal punto di vista giornalistico è stato molto impegnativo, ho dovuto allegerire il mio modo di scrivere e cambiare “mano” diverse volte. Si cambia, si evolve, anche se resta una base costante di come si è, si sente o si pensa. Cambia solo il modo di comunicare, anche mettendo il cibo nel piatto.

In che modo trovi l’ispirazione per le tue ricette?

Penso molto al mio lavoro, praticamente non mi abbandona mai: il cibo e tutto quello che lo riguarda mi accompagna ovunque. Anche in vacanza, oltre ai buon ristoranti, cerco sempre di inserire una visita a un produttore o a una cantina del luogo. Coinvolgo sempre i miei familiari, e con la scusa di fare la spesa non mi perdo nemmeno i mercatini… Così avendo il mio lavoro come sottofondo costante nei miei pensieri, quando penso a una ricetta posso essere ovunque, anche in metrò. Per questo nella mia borsa non manca mai una penna, è un oggetto che mi serve sempre. La carta su cui scrivere può essere anche il retro di uno scontrino, il biglietto del tram o la ricevuta della tintoria, basta che ci sia uno spazio bianco: è incredibile quante idee possano venire in un momento qualsiasi!

Come nasce un servizio di cucina dietro le quinte?

Dopo l’approvazione della scaletta (che nel caso di un servizio di cucina sono le ricette relative a uno specifico tema) da parte della redazione, ho già in mente come realizzare le ricette. A quel punto insieme al fotografo e alla stylist inizia uno scambio di idee di come impostare il servizio, e per ottenere un buon risultato è fondamentale che ci sia un forte affiatamento e molta elasticità. Sul set capita ad esempio che di fronte a un oggetto particolare io riveda la forma o la composizione di un piatto, che il fotografo cambi completamente luci o inquadratura, che la stylist esca per procurare qualcosa in più o che tutti e tre insieme si decida di impostare nuovamente il set per fare la variante di uno scatto.

Qual’è l’ingrediente molto difficile da fotografare, da rendere appetibile e perché. A contrario qual’è quello che rende sempre bene?

Ci sono piatti veramente poco fotogenici, anche se buonissimi. Poi c’è la sensibilità individuale, ogni food stylist ha la sua mano. Se per me è semplicissimo fare le insalate c’è chi giura che sia la cosa più difficile da realizzare. C’è chi è più portato per i dolci, chi per la carne. La verdura, la frutta e il cibo colorato in generale sono naturalmente belli e quindi semplici da fotografare, ma bisogna trattarli con attenzione perché non perdano freschezza e mantengano i loro colori.

Hai qualche trucco da condividere per permettere a un dilettante di presentare sul proprio blog il piatto appena cucinato?

E’ proprio così: il piatto non migliora col passare del tempo. Prima viene scattato e migliore sarà la foto. Quindi prima di mettersi a cucinare è bene sapere cosa si desidera ottenere, scegliere gli accessori per il set, stirare la tovaglia, posizionare gli oggetti e fare l’inquadratura. Appena il cibo è pronto sarà pronto anche il set e in un attimo si potrà scattare e vedere il risultato al pc. Tante volte al monitor appaiono cose sfuggite a un primo esame che poteva esserci sembrato attento, come la trama del tessuto non perfettamente ordinata o l’inquadratura. A quel punto è un attimo tornare al set e rimediare le cose che non ci convincono. Se poi la preparazione ha perso un po’ di freschezza , a volte basta un filo d’olio…

Per un giovane che vorrebbe fare il tuo stesso lavoro, come può prepararsi e come cominciare?

Prima di tutto facendo quanti più corsi possibili per imparare le tecniche e acquisire manualità, poi cucinare spesso tenersi sempre aggiornato e guardare le foto sul web, sui giornali e sui libri più interessanti, anche esteri, cercando di capire come sono stati realizzati i piatti. Purtroppo in Italia  non è un lavoro molto diffuso e ci sono pochissime persone che lo fanno, quindi anche le chance sono molto limitate. Un primo passo è cercare di contattare gli studi fotografici che scattano food e dove si può venire facilmente in contatto con chi lavora come food sylist. A quel punto il secondo step è proporsi come assistente: poter lavorare al fianco di chi è pratico del mestiere è il modo ligliore per formarsi e accorcia moltissimo l’iter, un po’ come fare un corso di food styling.

Per contattare Sandra, qui.

(C)Grazia

Se l’immagine è tutto…..

mi chiedo come mai tante aziende che investono cospicuamente in marketing e comunicazione, non organizzano un proprio shooting per avere materiale di qualità per la loro comunicazione interna ma avere anche foto professionali da dare ai media. L’altro giorno, sfogliando alcuni magazine trade, questo pensiero girava nella mia testa come un ritornello. La maggioranza delle foto erano di pessima qualità. I magazine ormai non inviano più il loro fotografo presso la persona intervistata. Nell’epoca del digitale ci si aspetta che tutti abbiano una foto da comunicare. Si certo, si fa presto a dirlo. Il manager incarica la propria assistente di fotografarlo con la fotocamera familiare e voilà!

Personalmente credo che investire in una sessione fotografica con un fotografo professionale sia importante. Organizzando una mezza/intera giornata con tutto il team, da una parte si può trasformare in team building dall’altra la cura dell’immagine sarà molto positiva per futuri sbocchi redazionali.

A questo punto, perché non affidarsi alle cure di un fotografo professionista, forse anche di un altro settore, invece dello trade della moda ad esempio, che saprà dare uno sguardo nuovo e fresco alle facce, al settore di produzione, all’immagine che si vuole trasmettere.

Quando lavoravo per La Flute, all’inizio, avevamo chiesto a Nancy Fina, fotografa di moda, di curare l’immagine sia di Delphine Veissière sia del team. Il risultato secondo me è stato ottimo. Grazie a queste foto, Delphine ha ottenuto numerose interviste e la giornata passata a scattare è stata credo per tutti  indimenticabile.

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Se l’immagine è tutto….

Working mum

Guardando la data del mio ultimo post mi rendo conto che sono mesi che sono assente. Dal 13 ottobre dell’anno scorso. Una buona ragione però ce l’ho!

Archibald è entrato nella mia vita il 31 ottobre 2009 e da allora mi sono dedicata esclusivamente a lui .

Archibald

La mia vita è cambiata per sempre e in meglio.

Non mi sono dimenticata della mia vita di “prima”. Quella nella quale lavoravo, avevo tempo per arricchire il mio network, gli orari non avevano limiti ed ero totalmente libera dei miei movimenti. Questo tempo è ormai passato. Sono appena entrata a far parte della tribu delle “working mum”. Leggendo qua e là le esperienze di tutte quelle che mi hanno preceduto e parlando con le mie amiche, mi rendo conto che è un’avventura certo non semplice ma esaltante, piena di sfide, ostacoli e stress ma anche numerose gratificazioni. Capisco il grande valore del time management, dell’uso delle nuove tecnologie, dell’anticipare con rigore una giornata, la settimana per far collimare il tempo da dedicare al cliente con il mio e quello del bambino.

Essendo consulente credo che sia più facile trovare la giusta flessibilità però che non si può mai prendere nulla per scontato. Adesso sono consapevole del fatto che le madri lavoratrici  sono molto coraggiose e che fanno prova di grande facoltà di adattamento, che non c’è un modello unico, ma che ne ce sono 1, 10, 100, quante donne ne siano.

Da alcuni mesi sono stata sostenuta formidabilmente da tutte le mie amiche (madri e non) sia in gravidanza che dopo la nascita del piccolo. Un esempio perfetto di come le donne siano capaci di aiutarsi a vicenda smentendo la critica di non essere in grado di aggregarsi, di collaborare proficuamente. Mi hanno offerto i loro consigli, il loro aiuto in tutti i modi possibili – ascoltandomi, rispondendo alle mie domande, collaborando ai miei progetti lavorativi e non, condividendo le loro esperienze di madri e di donne, prestandomi e regalandomi tutto quello che serviva per accogliere mio figlio, sentirmi serena, mai da sola, insomma inclusa in una forte community, una rete di contatti ricchi e appaganti.

A tutte loro dedico questo post per ringraziarle e chiedere loro di non mollarmi mai, anche quando sarò assillata dai sensi di colpa, dalle difficoltà organizzative, dalla stanchezza e che a mio turno farò sempre il possibile per rispondere alle loro richieste di aiuto.

Adesso mi sento pronta a riprendere le  mie attività, a buttarmi nella  mischia, tanto non sono da sola.

(E’ sottointeso che ho un marito super :D )

Tanti libri e tanti articoli sull’argomento. Segnalerei:

I miei NO a potenziali clienti

Prima dell’estate sono stata contattata da una giornalista di Glamour sulla difficoltà per i free lance di dire di NO ai propri clienti o prospect (articolo alla fine del post). Le sue domande mi hanno fatto riflettere perché ultimamente riesco a dire di no. Non è stato sempre così, l’ansia di firmare contratti mi faceva accettare missioni delle quali non ero sempre convinta. E’ stato dopo un’esperienza particolarmente difficile che mi sono scritta una specie di codice di condotta per non rivivere le stesse cose.

  1. Definire il proprio cliente ideale. Scrivere un profilo ideale aiuta veramente a vedere se la persona o l’azienda incontrata corrisponde a quello che cerco. Questo ritratto dovrebbe contenere informazioni relative a budget, tipologia di attività, valori ecc…. Poi basta fare un confronto. Se troppe voci non collimano magari fermarsi a pensare.
  2. Accettare lo sbaglio. Fare un errore di discernimento può capitare e allarga l’esperienza. L’importante è non sbagliare due volte.
  3. Fidarsi del proprio istinto: dopo aver firmato un contratto per me molto importante, quando ho visto come il mio referente trattava i propri collaboratori un piccola voce mi ha detto che avrebbe trattato me come loro. In effetti è quello che è successo e sinceramente è stato un incubo. Prima avevo avvertito dei segnali ma ero tutta alla gioia della firma. Imparare ad ascoltarsi e fidarsi di se stessi.
  4. Diffidare di chi vi dice: “tu che fai la PR avrei bisogno di un po’ di pubblicità”, o “un mio amico avrebbe bisogno di un po’ di pubblicità per…”, spesso sono proposte inconsistenti, senza budget, perché l’amicizia è l’amicizia, il lavoro è il lavoro.
  5. Diffidare di una contrattazione infinita per arrivare a un budget irrisorio. Un conto è accettare dall’inizio il lavoro “investimento”, quello che in teoria deve portare visibilità, know how, contatti e quello che invece non porta nulla di tutto ciò, richiede invece tutta la vostra expertise, tempo e forse anche denaro, ma siccome è quasi un regalo, non vi verrà riconosciuto nessun beneficio dal cliente.  Mi sono resa conto in questi anni che il lavoro acquista valore se ha un prezzo.
  6. Essere convinto dal prodotto, servizio, notizia. Si comunica bene su un prodotto nel quale si crede. Ad esempio, se parliamo di comunicazione di prodotto, se si tratta di un lancio fatto da un azienda piccola (lavoro spesso con start up) chiedo sempre se il prodotto ha una rete di distribuzione. Se non è acquistabile da nessuna parte, se non lo trovo particolarmente interessante, o se non mi piace, una ragione ci sarà. Dico di no.
  7. Diffidare del potenziale cliente che non sa quello che vuole… è un po’ ambiguo perché in effetti la figura del consulente è appunto idonea ad accompagnare il potenziale cliente nella definizione dei propri bisogni ed è giusto così, ma alcuni non vogliono ascoltarvi. Stanno già parlando del risultato ma non vogliono sentire parlare della strategia. Chiama più volte al giorno con idee strambe, vuole cambiare orientamento un giorno si un giorno no. I nostri contratti sono abbastanza lunghi e c’è veramente il rischio di non raggiungere l’obiettivo dopo mesi di tentennamento. Magari alcuni di voi sanno gestire questi rapporti, io ho difficoltà. Personalmente mi piace l’imprenditore o il direttore marketing visionario, quello appassionato da quello che fa. Ne ho incontrati molti. Lavorare con  loro è sempre molto gratificante.
  8. Stare attenti alle scadenze imposte. Per me lavorare un week end se il mandato lo richiede non è un problema. Però attenti, se il tempo è veramente serato, il budget basso, senza possibilità di farsi aiutare, magari non conviene perché il raggiungimento dell’obiettivo sarà impossibile. Conviene prendersi una notte per riflettere e fare un calcolo mole di lavoro/tempo più precisa possibile. Per questo saper gestire il proprio tempo è molto importante. Con l’esperienza saprete identificare il tempo che passate a elaborare le varie fasi del lavoro, e questo risulta particolarmente rilevante nell’accettare un incarico.
  9. Non accordare ulteriore tempo a una persona che sparisce dopo che voi avete fatto la vostra proposta. Non ho mai capito questo comportamento. Credo che una telefonata o una mail per dirmi che grazie mille ma abbiamo cambiato idea, abbiamo deciso di lavorare con un’altra persona ecc non sia così difficile da fare. Succede però che la persona che prima vi chiamava anche cinque volte al giorno sparisca nel nulla. Pace. Ormai non perdo più tempo a rintracciarle. Se dopo mesi mi chiamano e sento che ancora un volta mi faranno lavorare per nulla, elaborando una’altra proposta, misurando il tempo passato per niente, preferisco dire di no e dedicarmi alla ricerca di nuovi contatti.
  10. Trovare un modo gentile ed educato per esprimere il vostro NO. Propongo generalmente un’alternativa, col pretesto del troppo impegno con un cliente, ma se la persona è stata scortese, gentilmente dico perché preferisco non prendere il mandato, almeno è chiaro.

A dire di NO, si impara. Viene con l’esperienza. Comunque sia, dopo aver detto no, penso sempre come mettere a profitto il tempo libero che mi concedo. Secondo me un NO deve essere seguito da qualche telefonata a prospects, da attività di business development - e queste non devono mai essere interrotte.

Articolo Di Glamour - Ottobre 2009 – di Loredana Saporito

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Nostalgia per le foto d’identità

Nei lontani anni 90 avevo cominciato una collezione di quello che in Francia chiamavamo i “photomaton” (prima di Amélie!)

Trovo che la digitalizzazione nelle cabine di foto d’identità abbia tolto qualsiasi charme, anche se spesso la scoperta del risultato era a dir poco sconcertante.

Per i nostalgici come me, entrate nella cabina.

E voilà!

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Twitter per relatori pubblici: dieci punti su come usarlo

Dopo il blog, dopo Facebook, come i professionisti delle Rp possono usare con profitto Twitter per distribuire le proprie notizie? Abbiamo chiesto ad Aurora Ghini, blogger e community manager di Style.it, portale di Conde Nast, di suggerirci come familiarizzare con questo strumento e usarlo proficuamente nel nostro lavoro.

L’articolo sul sito di FERPI.

Picnic 2009 – Amsterdam – Promocode

Magari state ancora esitando, forse si, forse no….

Un promocode per l’edizione 2009 della super conferenza Picnic, 15% sulle offerte online, cioè ad esempio 15% in meno sulla early bird offer! Esitate ancora?

Come fare: cliccate su questo link e inserite questo codice PnOrigami2

Et voilà!