Prima dell’estate sono stata contattata da una giornalista di Glamour sulla difficoltà per i free lance di dire di NO ai propri clienti o prospect (articolo alla fine del post). Le sue domande mi hanno fatto riflettere perché ultimamente riesco a dire di no. Non è stato sempre così, l’ansia di firmare contratti mi faceva accettare missioni delle quali non ero sempre convinta. E’ stato dopo un’esperienza particolarmente difficile che mi sono scritta una specie di codice di condotta per non rivivere le stesse cose.
- Definire il proprio cliente ideale. Scrivere un profilo ideale aiuta veramente a vedere se la persona o l’azienda incontrata corrisponde a quello che cerco. Questo ritratto dovrebbe contenere informazioni relative a budget, tipologia di attività, valori ecc…. Poi basta fare un confronto. Se troppe voci non collimano magari fermarsi a pensare.
- Accettare lo sbaglio. Fare un errore di discernimento può capitare e allarga l’esperienza. L’importante è non sbagliare due volte.
- Fidarsi del proprio istinto: dopo aver firmato un contratto per me molto importante, quando ho visto come il mio referente trattava i propri collaboratori un piccola voce mi ha detto che avrebbe trattato me come loro. In effetti è quello che è successo e sinceramente è stato un incubo. Prima avevo avvertito dei segnali ma ero tutta alla gioia della firma. Imparare ad ascoltarsi e fidarsi di se stessi.
- Diffidare di chi vi dice: “tu che fai la PR avrei bisogno di un po’ di pubblicità”, o “un mio amico avrebbe bisogno di un po’ di pubblicità per…”, spesso sono proposte inconsistenti, senza budget, perché l’amicizia è l’amicizia, il lavoro è il lavoro.
- Diffidare di una contrattazione infinita per arrivare a un budget irrisorio. Un conto è accettare dall’inizio il lavoro “investimento”, quello che in teoria deve portare visibilità, know how, contatti e quello che invece non porta nulla di tutto ciò, richiede invece tutta la vostra expertise, tempo e forse anche denaro, ma siccome è quasi un regalo, non vi verrà riconosciuto nessun beneficio dal cliente. Mi sono resa conto in questi anni che il lavoro acquista valore se ha un prezzo.
- Essere convinto dal prodotto, servizio, notizia. Si comunica bene su un prodotto nel quale si crede. Ad esempio, se parliamo di comunicazione di prodotto, se si tratta di un lancio fatto da un azienda piccola (lavoro spesso con start up) chiedo sempre se il prodotto ha una rete di distribuzione. Se non è acquistabile da nessuna parte, se non lo trovo particolarmente interessante, o se non mi piace, una ragione ci sarà. Dico di no.
- Diffidare del potenziale cliente che non sa quello che vuole… è un po’ ambiguo perché in effetti la figura del consulente è appunto idonea ad accompagnare il potenziale cliente nella definizione dei propri bisogni ed è giusto così, ma alcuni non vogliono ascoltarvi. Stanno già parlando del risultato ma non vogliono sentire parlare della strategia. Chiama più volte al giorno con idee strambe, vuole cambiare orientamento un giorno si un giorno no. I nostri contratti sono abbastanza lunghi e c’è veramente il rischio di non raggiungere l’obiettivo dopo mesi di tentennamento. Magari alcuni di voi sanno gestire questi rapporti, io ho difficoltà. Personalmente mi piace l’imprenditore o il direttore marketing visionario, quello appassionato da quello che fa. Ne ho incontrati molti. Lavorare con loro è sempre molto gratificante.
- Stare attenti alle scadenze imposte. Per me lavorare un week end se il mandato lo richiede non è un problema. Però attenti, se il tempo è veramente serato, il budget basso, senza possibilità di farsi aiutare, magari non conviene perché il raggiungimento dell’obiettivo sarà impossibile. Conviene prendersi una notte per riflettere e fare un calcolo mole di lavoro/tempo più precisa possibile. Per questo saper gestire il proprio tempo è molto importante. Con l’esperienza saprete identificare il tempo che passate a elaborare le varie fasi del lavoro, e questo risulta particolarmente rilevante nell’accettare un incarico.
- Non accordare ulteriore tempo a una persona che sparisce dopo che voi avete fatto la vostra proposta. Non ho mai capito questo comportamento. Credo che una telefonata o una mail per dirmi che grazie mille ma abbiamo cambiato idea, abbiamo deciso di lavorare con un’altra persona ecc non sia così difficile da fare. Succede però che la persona che prima vi chiamava anche cinque volte al giorno sparisca nel nulla. Pace. Ormai non perdo più tempo a rintracciarle. Se dopo mesi mi chiamano e sento che ancora un volta mi faranno lavorare per nulla, elaborando una’altra proposta, misurando il tempo passato per niente, preferisco dire di no e dedicarmi alla ricerca di nuovi contatti.
- Trovare un modo gentile ed educato per esprimere il vostro NO. Propongo generalmente un’alternativa, col pretesto del troppo impegno con un cliente, ma se la persona è stata scortese, gentilmente dico perché preferisco non prendere il mandato, almeno è chiaro.
A dire di NO, si impara. Viene con l’esperienza. Comunque sia, dopo aver detto no, penso sempre come mettere a profitto il tempo libero che mi concedo. Secondo me un NO deve essere seguito da qualche telefonata a prospects, da attività di business development - e queste non devono mai essere interrotte.
Articolo Di Glamour - Ottobre 2009 – di Loredana Saporito
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